novembre 2024

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Ti guardo, vecchia gatta

(Versi liberi) [...] (Terzine) Ti guardo, vecchia micia, e questo scatta: nel lento passo tuo ritrovo il cuore o forse l'anima che un giorno m'hai tratta. Venisti quando il mondo fece rumore, sedic'anni tra'l verde, tra le vite prese dal lavoro di albergatore; io colmavo le ciotole infinite e tu, senza padrone né accudita, mi chiamavi, ma per vederle riempite. Poi l'inverno più duro t'ha smarrita, ti vidi fuori, fragile destino, e feci casa al gelo della vita. Ti demmo stufa, e un morbido cuscino, ma tu salisti, lenta, con pazienza, fin dove il cuore batte più vicino. Sul petto mio dormisti in confidenza, madre e bambina in un sol movimento, antica come il tempo, in innocenza. Hai diciotto stagioni nel tuo lento vagar e a volte scatti come il mondo che finge morte e invece è tutto intento, corri insensata, giovane nel fondo, ti lanci sul topo finto, come gatto suole, come se il gioco fosse eterno e tondo. Ma guardi come chi conosce le fole, le solitudini, l'umano inverno, e tace, perché sa più delle parole. Nel tuo silenzio imparo il vero eterno: che amare è stare con rumor di pezza, come tu stai, scaldandomi l'interno. restiamo, oltrë ogni tenerezza, io e te, due vite appena quadre, tenute da muta consapevolezza.