817 - s. 610
El motuzet
Sul rettifilo vuoto e aperto
io dico «Libero!», c’era una luce:
era lì, il motuzet che si conduce
in un bà vicino al culo, sofferto.
Poteva andar, la strada era un deserto,
e invece no, ci affianca il tonto duce,
ci manda al diavolo con faccia truce,
dieci volte, con nostro sguardo incerto.
Noi sordi dentro, lui più indemoniato,
ci passa avanti, con gesto “accostate!”,
freccia a destra da sceriffo di piazza.
Noi dritti, manco un ciao, e lui s’incazza,
ci risorpassa, offese a palate;
Martina a cinquanta “l’ha seminato”.
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