La pala di Giovanni Cesca |
PROSE E SAGGI |
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Questo pezzo non è l'originale che andò perduto quando il mio vecchio hard disk si piantò di punto in bianco...e per sempre. E io non avevo un backup di molte cose scritte. Questo pezzo è ricostruito sulla memoria di quello preparato per il settimane diocesano "Vita del Popolo" in occasione della presentazione della Via Crucis e della Pala dell'Assunta e del loro autore alla comunità parrocchiale; pezzo che in realtà non fu mai pubblicato per non urtare la Commissione Arte Sacra che già s'era pronunciata negativamente sull'opera in questione, fortemente voluta invece da don Marco, l'allora parroco della Chiesa dell'Assunta in Mussetta. Giovanni Cesca, pittore sandonatese, è molto conosciuto a San Donà. Ha attraversato generi e tecniche, molto liberamente. È persona squisita dal punto di vista umano, sempre gentile e disponibile. La Via Crucis è sicuramente stata una delle sue prove più impegnative, perché destinata a rimanere sotto gli occhi di tutti. Di tutti quelli che vanno in chiesa a Mussetta. Le formelle colpiscono subito per le loro forme irregolari, dai contorni disegnati a caso per contenere la scena che devono rappresentare. Questo nella parte superiore. Nella parte inferiore la forma è sempre a V, a ricordare la vittoria di Cristo sulla morte. La V è doppiamente significativa perché il primo segmento discendente, la "\" è la sconfitta, la morte, la discesa agli inferi... Ma il segno successivo, la "/" è la risalita, il ritorno alla vita, la vittoria sulla morte... Un fondo oro che ricorda le icone bizantine (tre strati di colori particolari ha spiegato l'autore) conferisce alle formelle luminosità, così come i colori netti e vivi delle vesti, il rosso, il celeste, ... Sono belle, una tecnica apparentemente antica dentro contorni moderni... di una raffinatezza particolare che cerca rispondenza nelle pareti e e negli arredi della chiesa e non trova, essendo la chiesa una moderna cementaia. No, non stanno bene quei contorni moderni dentro una chiesa moderna, d'un rigore quasi romanico. che con nulla s'accorda. E probabilmente ha pensato la stessa cosa la Commisione d'Arte Sacra Le stazioni non sono 14: sono 13. La quattordicesima è la pala d'altare, la Pala dell'Assunta, cui la chiesa è intitolata. Non si tratta di una pala tradizionale: in armonia con la Via Crucis è anch'essa una superficie dai bordi vari e mistilinei: è unione di 5 pezzi, dalle sagome varie disposti a salire verso il soffitto, in una spirale che racconta la nascita di Gesù a Betlemme, la Madonna che sale al Cielo, il Cristo risorto e trionfante. Qui sono svaniti i colori carichi delle formelle delle stazioni, è svanito ogni accento bizantino, essenziale ma denso. Qui i colori si schiariscono, man mano che si sale verso l'alto, diventano luce... biancore, come spiega l'autore, così come, nelle sue intenzioni, quelle sagome irregolari, soprattutto l'ultima, dovrebbero dar l'idea di uno squarcio del muro di fondo, della potenza del Cristo risorto che spacca i muri e inonda la chiesa di luce... Già, dovrebbero, ma non risulta così evidente. I cinque pezzi appaiono in verità mal calcolati, talora troppo grandi, e appesi troppo ravvicinati, forse per non infastidire gli altri arredi; appaiono sicuramente appesi, faticano a suggerire lo squarcio. Non è la scenografia barocca dentro il medievale: è la cartellonistica da oratorio cui manca solo il titolo in verde e rosso. |