16 maggio 2023

622 - sonetto 450

Le vaccate di Rovelli

Non si censura un intellettuale “solo” perché ha dato al Ministero della Difesa del sequispedale “piazzisti di aggeggi di morte”, vero? Neanche lo si censura se, parziale e peloso, indottrina il leggero pubblico del Concertone nazionale con “l’Italia ripudia la guerra”, ovvero omettendo il resto che bene spiega in quali circostanze e in che modi l’Italia può prender parte a un conflitto. Gliela si lascia dire, la sua sega di vaccate, triste danno episodico al lavoro di chi cura il Diritto.
"Non è questione di intelligenza o di ignoranza: è questione di ideologia. Se uno crede fermamente a qualche cosa annulla ogni dato reale. E persone indubbiamente intelligenti e razionali diventano stupide." (cit.Giuseppe Lorenzi).
Carlo Rovelli, a forza di passare le sue giornate sospeso tra atomi e buchi neri, si è dimenticato di aprire i libri di storia. Il suo ultimo articolo apparso sul Corriere della Sera è un’ammutolente esibizione di demagogia e ignoranza. Il più sopravvalutato dei fisici è contro la guerra, come tutte le persone ragionevoli d’altronde, peccato che lui la veda fare solo agli Occidentali, Stati Uniti in testa. Nella sua crassa e compiaciuta incompetenza sul tema, scrive:
«Mi unirei al coro contro il riconoscimento del Donbass che ha innescato la guerra ucraina, se aggiungessimo che ci siamo sbagliati riconoscendo Slovenia e Croazia, innescando la guerra civile Iugoslava». Forse, non è ignoranza, ma proprio malafede. La responsabilità della guerra civile jugoslava ricade sul nazional-comunista Milosevic, che era deciso a riaffermare il ruolo egemone dei serbi in una Jugoslavia unita. Rovelli piagnucola per i bombardamenti della NATO sulla Serbia, senza mai ricordare la criminale aggressione della pacifica Bosnia, i brutali assedi di Mostar e Sarajevo, la carneficina di Srebrenica, la pulizia etnica delle città lungo la Drina, l’istituzionalizzazione dello stupro come atto politico, la profanazione dei siti culturali bosniaci, il bombardamento della Vijecnica, l’oppressione sistematica di due milioni di kosovari.
La macchina del pacifismo può funzionare solo così, occultando gli orrori delle presunte «vittime»: della protervia occidentale. Rovelli ricorda le bombe su Hiroshima e Nagasaki, ma non i massacri di Nanchino, dove l’esercito del Sol Levante, tra stupri e uccisioni, spedì all’altro mondo dai 300.000 ai 500.000 civili in un mese; scrive con coscienza pulita che l’Iraq non aveva mai attaccato nessuno, nascondendo il genocidio dell’Anfal; piange sui «vietnamiti massacrati dal napalm» ma non su quelli assassinati dal regime di Ho Chi Minh.
Il suo pacifismo è parziale, ideologico e imbevuto di quel senso di colpa gioioso caratteristico dei benpensanti.
La sua cecità gli impedisce di vedere i nemici del presente. Persino davanti all’emergere di una potenza totalitaria e imperiale, Rovelli incolpa solo l’Occidente, che secondo lui «si sente inquieto perché la Cina sta diventando ricca. La provoca, la accusa con pretesti (ce ne sono: scagli la prima pietra chi è senza colpe). Cerca lo scontro. Vorrebbe umiliarla militarmente prima che cresca troppo. La classe dominante occidentale ci sta portando verso la terza guerra mondiale». Affermazioni sconclusionate, che però rivelano la visione meramente economicista del suo autore («la Cina sta diventando ricca»), residuo di un marxismo giovanile mai del tutto espulso.
Qualcuno fermi Rovelli, prima che venga totalmente assorbito dal buco nero della sua idiozia.
- Davide Cavaliere