813 - s. 606
I rapitori di san Francesco
Sta sul palco il Regista che dispensa
il suo teatro d’alta cucitura:
un branetto letto, poi, per misura,
un violino che piange e che compensa.
Un assaggio colto, poi una mensa
di antipastini senza orditura,
un brano dotto e una punteggiatura,
come sistemati s’una dispensa.
Troppo a lungö ostaggi sulla panca
siamo noi, a mirare il collage strano:
la lettera di riscatto non ci rinfranca,
perché ogni lettera è d’altro giornale,
ritaglio d’ansia di incerta mano,
coerente nell’esser diseguale.
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