18 maggio 2026

773 - sonetto 573

’A Corvaglia col Jachetèa

Col volto acceso di biondo e rossetto, se la rideva nella Striscia ferale; lui, già relitto d'una gloria a difetto, si credeva un guitto fenomenale. Mo' lui predica livore e dispetto, con lingua scema e sguardo tribunale; ogni battuta, creduta stiletto, è comicità di taglio banale. Che ci trovava, l'ingenua della sera, scambiava il fumo per filosofia? lui, narciso proPal, pecora vera, persino la lasciò con villania. Ora sta sol, sul pulpito del niente, a illuminarsi addosso... inutilmente.