LICEO "GALILEI" - PROGETTO TEATRO 2025-2026

ROOSVELT: Mi può dire se io sono vivo o sono morto?
AUTORE: Lei è qui in teatro.
ROOSVELT: E con questo?
AUTORE: è nel luogo che corregge quello che è sbagliato, completa quello che è incompleto: il teatro è come i sogni. I sogni attuano quello che da svegli non possiamo attuare.

ALBERTO SAVINIO, Alcesti

Novecento... tre
... perché almeno TRE cose intelligenti bisogna dirle su
La leggenda del pianista sull'oceano

Rappresentazione: 14 maggio 2026

Sulla stessa nave convivono due mondi opposti: il lusso leggero della prima classe e la fatica silenziosa della terza, gli abiti eleganti di donne frivole che cercano emozioni e le mani segnate dalla fatica e dal dolore della povertà, le luci dorate delle cene eleganti e le ombre profonde di chi deve fuggire da contesti di miseria e sofferenza. Tra queste distanze, c'è qualcosa che attraversa tutti: la musica, leggiadra compagna per le donne della prima classe e colonna sonora della condanna per quelle della terza classe.
Perché quel TRE nel titolo? si chiederanno i miei piccoli amici.
Perché almeno tre cose sugli avvenimenti storici del primo trentennio del XX secolo dovevamo dirle, onde dare spessore a un testo sostanzialmente frivolo... e, soprattutto, dare spazio adeguato a ben 35 attori.
I viaggiatori del Virginian sono consapevoli che il viaggio è provvisorio e che la vita di tutti i giorni ha presentato, presenta e continuerà a presentare i conti. Solo per Novecento il viaggio è definitivo e non vi è nulla al di fuori del suo viaggio e della sua musica che egli considera l'unica realtà a portata di mano, “gestibile”. Ma lui appunto è figura di fantasia, oltretutto latrice di una esistenzialità letteraria qua e là letterariamente inconsistente.

Articolo su VoiTg
Articolo su PiaveTV

Progetto teatrale, adattamento del testo e regia di Carlo Dariol

Personaggi Interpreti
PRESENTATORICarlotta Bianco, Ginevra Curzi, Ghandor Wiam
TIM TOONEY, trombettistaGabriele Di Benedetto
SAM “Sleepy” WASHINGTONFrancesco Matera
JIM “Breath” GALLUPTommaso Dal Zin
SAMUEL HOCKINS Maria Cristina Pappagallo
UN VIAGGIATOREStanrich Ukonu
Primo gruppo di DONNE di PRIMA CLASSEChifae El Hommani (Adelaide), Chiara Minato (Elisabetta), Sara Vidal (Charlotte), Sara Petrov (Ida), Aurora Esarca (Lavinia)
UOMO CHE ARRUOLA I MUSICISTIMatteo Scomparin
Secondo gruppo di DONNE di PRIMA CLASSEGaia Padovani (Orange), Stella Tonicello (Irina), Alexsandra Ciobotaru (Ania), Ambra Lorenzon (Alyson)
Primo gruppo di DONNE di TERZA CLASSEMaria Vittoria Furfaro (Elena) Isabelle Shakaj (Natasha), Carlotta Bianco (Margherita), Ginevra Curzi (Anna)
DANNY BOODMAN T.D. LEMON “Novecento”Aaron Bjelanovic
Terzo gruppo di DONNE di PRIMA CLASSEMaha Ghali (Eleonora), Diana Zaman (Larisa), Alessia Zuin (Lucinda), Ghandor Wiam (Blanche), Anna Giulia Domini (Mrs Vesco)
Secondo gruppo di DONNE DI TERZA CLASSEAnita Rui (Nunziata), Amalia Cescon (Concetta), Raffaella Barghieru (Giusippina), Emanuela Sacali (Svetlana), Salma Assou (Carmela)
DANNY BOODMANStanrich Ukonu
MACCHINISTAMatteo Scomparin
COMANDANTEFrancesco Mansilla
BARRY IL NOSTROMOAmbra Lorenzon
RICCONA CHE PIANGEAnna Koxhaj
JELLY ROLL MORTONAlex Massarutto
NEIL O’CONNORMatteo Scomparin
CHIOSA FINALEAlexsandra Ciobotaru, Anna Koxhaj, Irene De Matteis, Stanrich Ukonu, Stella Tonicello, Alessia Zuin, Gaia Padovani, Ambra Lorenzon, Maria Vittoria Furfaro, Isabelle Shakaj
Scrittore pretenzioso con la zeppolaAnita Rui



Alcune considerazioni sulle “uscite” di Baricco
Rimproverare Baricco di essere narcisista e lezioso, accusarlo di star sempre lì a specchiarsi nelle sue frasi a effetto e nelle sue trovate, fino al punto da perdere di vista il senso stesso di quel che scrive, sono critiche ingenerose e anche un po' sciocche, trattandosi di letteratura, un campo in cui, al limite, la capacità di non dire nulla e al tempo stesso di dirlo benissimo si potrebbe persino considerare l'obiettivo massimo cui aspirare, e tutto il resto (il significato, il messaggio, il contenuto) un carico inutile di cui sbarazzarsi.
Quando però dalla letteratura si passa alla più stretta attualità, spaziando da Gaza all'Ucraina, come ha fatto più volte Baricco, mettersi in posa e dire frasi vuote di senso al solo scopo di strappare l'applauso del pubblico, perché fatte apposta per piacere a un certo pubblico molto esattamente individuato e coccolato, non è più uso di mondo e capacità di fare il proprio mestiere, ma una cosa del tutto diversa.
È un problema che non riguarda solo Baricco, a dire la verità, ma tanti scrittori e intellettuali italiani, a cominciare da quello che, nei giorni in cui i russi invadevano l’Ucraina, uccidendo e torturando uomini, donne e bambini, compariva in video con le lacrime agli occhi per denunciare la gravità di quanto stava accadendo, e cioè che qualche zelante dirigente dell’università gli aveva sospeso un seminario su Dostoevskij in collaborazione con la Russia. Ma il discorso si farebbe troppo lungo.
Restiamo dunque a Baricco. Finché parla di Gaza, per quanto lo faccia in modo così lezioso da risultare quasi di cattivo gusto, come un selfie scattato dal luogo di una tragedia con lo sguardo severo e le labbra a culo di gallina, poco male. Cioè vale per i fraseggi di Baricco quel che valeva per tutto ciò che poteva esserci da criticare negli attivisti della flottiglia: davanti all’immane massacro compiuto da Israele a Gaza, chiunque dica o faccia qualcosa per fermarlo dice o fa una cosa giusta.
Più straniante, oltre che datato, è il modo in cui Baricco si mette a descrivere i magnifici risultati della rivoluzione digitale.
Per capirci, Baricco arriva a dire in proposito, oggi, al tempo di Elon Musk e degli altri tecnoligarchi insediati attorno alla Casa Bianca, testualmente: «Abbiamo reso estremamente difficile creare sacche protette dove far accadere la Storia al riparo da sguardi indiscreti; e abbiamo reso più impervio l’esercizio del dominio da parte di qualsiasi élite». Sarà.
In ogni caso, non ci sarebbe da fare tanto i pignoli se questa apparente ingenuità, questa chiusura autoreferenziale in un mondo idilliaco che non esiste, non avesse qualcosa a che fare con il seguito, il passaggio a mio parere più grave. E cioè:

Sentire la parola riarmo filtrare dalle più rappresentative menti del continente è una vergogna, e a livello intellettuale un fenomeno incomprensibile. Essere costretti ad ascoltare i toni virili con cui si promette di difendere ogni singolo metro della nostra amata terra europea è inaccettabile. Piuttosto, ci sarebbe da dire con tutt’altra mitezza che difenderemo ogni singolo metro della civiltà che stiamo immaginando, e non lo faremo con le armi, ma con l’ottusa pazienza con cui l’animale cerca l’acqua e i fiumi il mare.

In fondo all’articolo Baricco ha aggiunto due righe:

Se questo testo vi piace, diffondetelo. Se vi piace molto, traducetelo, prima che lo faccia l’Ia, e fatelo girare.

No, per carità. Non traducetelo mai. Mi chiedo infatti con quali sentimenti potrebbe leggere queste righe non dico un cittadino ucraino che viva da quattro anni sotto le bombe, al quale i russi abbiano rapito il figlio o i nipoti, ma anche soltanto un cittadino polacco, estone o lituano. Un cittadino di uno qualunque di quei Paesi che hanno già conosciuto la violenza dell’oppressione russa, e vedono ogni giorno a pochi chilometri dai propri confini le atrocità commesse quotidianamente in Ucraina, i bombardamenti sugli asili e sugli ospedali, le camere di tortura, gli stupri, i rapimenti.
E che cosa gli diciamo noi italiani, che cosa gli dice il nostro raffinato scrittore a chi dovesse leggerlo da laggiù, ai nostri fratelli europei che confinano con la guerra, sottoposti alle continue minacce e provocazioni del regime di Putin? Diciamo loro di stare tranquilli, perché noi

difenderemo ogni singolo metro della civiltà che stiamo immaginando, e non lo faremo con le armi, ma con l’ottusa pazienza con cui l’animale cerca l’acqua e i fiumi il mare.

Si può essere più banali?
È per questo che, divertendoci a mettere in scena Novecento, commedia certamente piacevole e spiritosa ancorché leggerina sul piano dei contenuti, ci siamo sentiti in dovere (per necessità sceniche e laboratoriali) di alludere anche al contesto storico della vicenda; ma soprattutto al termine del lavoro teatrale (per necessità morali e intellettuali) ci siamo sentiti in dovere di chiosare in termini ironici certe uscite baricchesche da cui riteniamo di dover prendere le distanze.



RICERCA DI SUONI E SCELTA DELLE MUSICHE
Gaia Brindisi e Mariuca Placinta

SCENOGRAFI
(che hanno lavorato sotto la guida del professor Giorgio Ortenzi)
Giorgia Benetton, Alice Berini, Alberto Bettin, Alice Bonesso, Gaia Brindisi, Margherita Bucciol, Sofia Carrer, Francesco Cestaro, Irene Cibin, Thomas Cicchiello, Matilde Conte, Jennifer Costantini, Justine Costantini, Alice Dante, Elena Fatima Franzin, Ilaria Freschi, Douaa Ghali, Sara Hamidane, Brionsa Hoxhaj, Annalaura Maritan, Elisa Martinazzi, Enrico Saverio Mazzuia, Leonardo Montagner, Katia Pascon, Mariuca Placinta, Ilaria Plumitallo, Giulia Cielo Rechichi, Mariachiara Rotondo, Denise Sartoron, Angelica Scarpa, Elena Schiavo Lena, Gaia Sciarra, Camilla Seno, Elena Spahiu, Sara Strazimiri, Anita Todesco, Faria Uddin.

COSTUMISTI (che hanno lavorato sotto la guida della professoressa Micol Pillon)
Eleonora Milanello, Gaia Padovani, Alice Dante, Chiara Dal Molin.