I maggio 2024

660 - sonetto 476

Vannacci

Tra’l fragore di affermazioni ardite lo sgrammatico milite s’affaccia con parolette di culo e di faccia a un labirinto d’idee incancrenite. Stupidaggini udite e riudite, le dichiarazioni di sua boccaccia offendono l’intelletto, e minaccia la ragione la sua Città di Dite. In mezzo al caos delle sue parole non v’è lampo di verità nascosta, solo luoghi comuni, vecchie fole; e l’espressione è più scema che tosta, di chi crede di saper quel che vuole e di avere per tutto una risposta.

661 - sonetto 477

la miseria!

Salvini al voto d’Europa sospira, temendo il risultato di una botta: spera che Vannacci attiri la frotta dei mone e catturi la loro mira. Neanche tanto subdolo, il Felpa ispira il furbo Generale e ne risotta il qualunquismo; spera ch’egli fotta la base che pregusta la sua ira. L’Italia bella con occhio avveduto svelerà di Salvini il triste inganno sotto il velo d’un patriottismo astuto? O Vannacci, dall’importante scranno, infangherà dell’Europa l’acuto col razzismo di quelli che non sanno?