5 aprile febbraio 2026

777 - s. 576

Un cittadino attento

Nel foglio altrui posa il suo despitto
con cipiglio severo e voce “dotta”,
e grida all'errore, all'ombra mal ridotta,
ergendosi a censore dello scritto;

ma il senso, ch'era ampio e bene dritto,
gli sfugge come luce dentro grotta;
la mente sua, gonfia e assai corrotta,
non giunge al vero, e inciampa nel relitto:

sparge lagnanze, e accusa con fervore
d'aver trovato falle e gran difetti,
tutti miraggi nati dal suo errore,

ché in ver cercava, tra i versi schietti,
non luce altrui, né l'esatto valore,
ma l'eco vana dei suoi scritti inetti.




Variante sulle due terzine

con la profondità d'uno stolto abbo 1
piange d'aver trovato una gran piaga,
sparge lagnanze credendo far gabbo,

ché cerca invano, tra i miei versi schietti,
non il vero ma l'ombra della sua Saga
e l'eco vana dei suoi scritti inetti.



1 “L'abbo” indica l'invidia, il malocchio
o la maldicenza, spesso legata 
al detto popolare che colpisce chi lo usa.