14 gennaio 2026
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745 - s. 548 |
746 - s. 549 |
747 - s. 550 |
748 - s. 551 |
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Non ho mai amato MDF. Ho sempre pensato che si accompagnasse al vecchio bavoso
per averne in cambio la possibilità di fare la televisione,
la sua televisione, costruita sul pettegolezzo e pensata per tirar fuori il peggio
dalle persone, per solleticare la
vanità della popolarità, sublime scorciatoia.
In un periodo in cui i vantaggi che derivano dall'essere popolari
compensano abbondamente gli svantaggi che seguono dal risultare al pubblico deficienti, ridicoli,
bugiardi o pettegoli, lei ha
cavalcato il mezzo e l'onda, portando alla ribalta figurini e figurette
che ora inflazionano l'immaginario collettivo.
La chiamano "la Signora della Tivù" ma perché i suoi programmi, solleticando i peggiori istinti, garantiscono
l'audience che Mediaset coltiva e di cui ha bisogno per vendere la sua pubblicità.
In Amici l'anima dei poveretti (cui un qualche talento non manca) è merce molto più del talento stesso, il cervello un'opzione (lo si può scusare nei ragazzetti, la cui corteccia prefrontale è in formazione, non nei coach), e in generale funziona di più piangere a tempo che dimostrare due neuroni. L'ego si masturba davanti alle telecamere, il maestro fa da prete, da boia, da motivatore, e vende la sua redenzione a rate. I ragazzetti sembrano liberi ma sono cani col collare, ribelli purché muti e ben pettinati, diversi tutti uguali fino a far male. Escono convinti d'essere stati scelti, ma sono carne da palinsesto. Cantano e ballano il nulla e ringraziano pure per i calci che ricevono. Il fatto che tutto questo non pesi a loro e alle loro famiglie è dimostrato dal fatto che in un sondaggio che chiedeva ai giovani chi eventualmente preferissero come Presidente di Commissione per l'Esame di maturità, MDF si è classificata al primo posto. (Non diversamente, un sondaggio di alcuni anni fa indicava in Jerry Scotti il professore di scuola superiore più desiderato.) In Uomini e donne, bordello sentimentale del pomeriggio
(un vero suk dell'ormone) si scopa l'amore con un vocabolario minimo;
è un porcile sentimentale in cui si grufola tra urla e botulino.
In C'è posta per te la merda arriva con timbro solenne: “Ti sputtano in diretta ma con affetto”, il dolore è un gadget, la colpa un souvenir, la vergogna un effetto speciale perfetto. Qui il perdono è un teatrino di cartone; se uno piange poco allora si alza il volume del trauma, si butta in mezzo un morto, una maledizione, qualcosa che faccia schizzare il genitore, o il figlio. L'incontro non cura, semplicemente mostra oscenamente la piaga, la sofferenza è arredamento emotivo, la vita reale resta fuori. |
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