1 luglio 2026
787 - sonetto 585
Il figlio stupido di Starace
Sul palco sbraita, spettinato e lordo,
convinto d'esser spirto dissacrante;
ma ogni sua uscita, greve e tracotante,
non lascia ingegno, solo disaccordo.
Si crede audace, libero e balordo,
campione d'un sarcasmo scintillante;
ma il pubblico lo vede, sconsolante,
più rozzo istrion di Sgarbi ricordo.
Scambia l'offesa per sincerità,
la villania per franca indipendenza;
d'ogni rispetto fa caricatura.
Cruciani, per fatal eredità,
par l'erede di Starace, scemenza
priva ingegno, ma di rozza arsura.
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