Travaglio, Scanzi, Di Battista, Montanari,
Caracciolo, Revelli, Vauro... padellari
Nel foyer del giornal un tempo atteso
si raduna la schiera variopinta,
ognun con la sua voce mal dipinta
di un solo tono: un coro trito e bleso.
C'è chi li vede un fronte unito e teso,
chi un crocevia dove la penna finta
verso il pubblico scemo corre spinta,
alimentando un dibattito scosceso.
Forse la causa è il richiamo dell'arena,
dove ogni autore trova il suo palchetto
per dir la propria, lieve o irruenta.
E l'effetto? Che l'eco si fa piena:
il lettor alza la critica in petto,
cagnara della bugia mai spenta.
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Redazione putinista
Sul Fatto, dove il coro si raduna,
giurano di veder la stessa brama:
stesse pose, stessa filastrocca grama
obnubilata dall'arietta bruna.
Ma guarda! Sono tutti in quella cuna!,
disegnano la medesima trama,
ognun ripete ciò che l'altro chiama,
eco che rulla quanto mai inopportuna.
La causa? Forse il gusto di far gruppo,
l'aria che tira in certe redazioni,
o il richiamo di un palco già disposto.
L'effetto? Un gran vociare tutto zuppo
tra chi ride e chi s'indigna a strattoni
nel giornal che continua il menarrosto.
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