23 dicembre 2025
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B...Uaar
Nel mezzo della piazza illuminata
vedi schiere affannate e senza posa
spender moneta in voce strombazzata:
«Dio non è», gridan, con fervor che osa
farsi dogma più rigido del credo
che dicon vano e d'ombra superstiziosa.
E mentre il ferro batton senza medo,
non s'avvedon che il dubbio, oscuro e puro,
è nodo antico, com'io m'avvedo.
Credenti e no, sul margine insicuro
stan pari, e pari treman nell'enigma
che fa l'uom fragile e mai sicuro.
Pur questi, con un cipiglio di stigma,
fan del non-sapere un trono altero,
l'altrui coscienza sciocca in paradigma.
Superbi in volto, dicon: «Io so 'l vero»,
e alzan cartelli come fosser spade,
credendo il vuoto un tempio austero.
Ma sotto il riso e l'arguzia che invade
sento un livor che mai si quieta,
un rancor cieco contro altari e strade;
non cercano il senso, né la meta:
combatton l'ombra d'un Dio negato
con riti nuovi d'antica moneta.
Così li vedi, in girotondo agitato,
sprecare fiato, tempo e tesoro
per dir ciò che già fu saputo e dato:
che l'uom dubita, e in quel dubbio è coro
di voci opposte, uguali nel tremore,
né vince chi urla più forte al foro.
E mentre vanno, gonfi di furore,
restan le lor imprese, spesso vane,
come foglie secche senza odore.
Io passo oltre, e penso: più umane
son le domande dette sottovoce
che mille certezze urlate e profane.
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